Tasca alla Madonna della Guardia: «Vincere a ogni costo porta alla morte»

Nell’omelia per la festa del Santuario, l’arcivescovo richiama città e istituzioni alla fiducia, al rispetto e al bene comune: «Le difficoltà si affrontano soltanto insieme». Suona come un messaggio chiaro, diretto al presidente della Regione, Marco Bucci, e alla sindaca di Genova, Silvia Salis, presenti alla cerimonia, che d’accordo non vanno affatto

La paura, la diffidenza e l’ossessione di prevalere sugli altri non costruiscono comunità, ma producono divisioni e conducono alla morte. È il forte richiamo lanciato dall’arcivescovo di Genova Marco Tasca durante la Messa pontificale celebrata oggi, sabato 29 agosto, nel Santuario della Madonna della Guardia.

La solennità, tra le ricorrenze religiose più sentite dai genovesi, ha riunito attorno all’altare fedeli, pellegrini e rappresentanti delle istituzioni. All’inizio dell’omelia l’arcivescovo ha rivolto un saluto alle autorità civili e militari e a Javier Corona, nunzio apostolico in Algeria e Tunisia. Ha poi ringraziato il rettore e il vicerettore del Santuario, le suore Brignoline, i volontari, il personale e i sacerdoti che durante tutto l’anno accolgono e accompagnano quanti salgono sul monte Figogna.
Il cuore della riflessione è stato affidato a due frasi che, secondo il racconto dell’apparizione, la Madonna rivolse a Benedetto Pareto. La prima è un invito a superare il timore: «Benedetto, accostati a me e non temere, che io sono la Madre di Gesù Cristo».
Per Tasca, quel «non temere» non appartiene soltanto alla storia del Santuario, ma parla direttamente alla società contemporanea. La risposta alla paura, ha spiegato, passa attraverso tre parole essenziali: fiducia, stima e rispetto.
Possono sembrare concetti generici, ha osservato l’arcivescovo, ma acquistano un significato concreto se confrontati con le tensioni che attraversano la città, il Paese e lo scenario internazionale. Guerre, conflitti sociali, contrapposizioni politiche e rapporti umani sempre più segnati dalla diffidenza mostrano quanto sia necessario recuperare la capacità di affidarsi agli altri e riconoscerne il valore.
«Oggi pare che viviamo molto nella paura, nella diffidenza, nel voler vincere sempre a ogni costo», ha detto Marco Tasca. Un atteggiamento che, secondo l’arcivescovo, non permette alla società di crescere nella fiducia e finisce per generare conseguenze distruttive: «Questo porta alla morte».
Da qui la richiesta di una grazia rivolta non soltanto ai singoli fedeli, ma all’intera comunità. L’arcivescovo ha pregato perché Genova e il Paese sappiano ricostruire relazioni fondate sulla fiducia, sulla considerazione reciproca e sul rispetto, tre condizioni indispensabili per affrontare i problemi senza trasformare ogni differenza in uno scontro.
La seconda frase dell’apparizione scelta da Marco Tasca riguarda invece la promessa di un aiuto: «Sarai soccorso e aiutato da ogni parte». Benedetto Pareto, di fronte alla richiesta di costruire una cappella, si sarebbe sentito inadeguato perché povero e privo dei mezzi necessari. La prima volta non avrebbe seguito l’indicazione ricevuta, proprio perché incapace di immaginare come realizzare quell’opera.
In quella esitazione l’arcivescovo ha individuato una condizione molto vicina all’esperienza quotidiana. Davanti alle difficoltà della vita, alle crisi sociali e alle trasformazioni che sembrano più grandi delle possibilità individuali, il rischio è quello di fermarsi o rinunciare. La promessa dell’aiuto mostra invece che nessuna costruzione collettiva può nascere dall’isolamento.
«Siamo chiamati a camminare, ad affrontare le inevitabili fatiche della vita e della società, e questo possiamo farlo solo insieme», ha affermato Tasca. Camminare insieme, interrogarsi insieme e farsi carico insieme dei problemi diventano così le azioni attraverso le quali una comunità può passare dalla paura alla responsabilità.
Il riferimento non riguarda soltanto la vita religiosa. Nell’omelia emerge una visione sociale nella quale il benessere della comunità dipende dalla capacità di non lasciare nessuno solo e di mettere in comune risorse, competenze e disponibilità. Benedetto Pareto riuscì a costruire confidando nell’aiuto promesso; allo stesso modo, ha spiegato l’arcivescovo, la città può affrontare le proprie fragilità soltanto riscoprendo il valore della collaborazione.
Il punto d’arrivo di questo cammino è il bene comune. Marco Tasca lo ha indicato come il fine del servizio svolto da chi ricopre incarichi di responsabilità, ma anche come un compito che riguarda ogni cittadino. Non è sufficiente affidare la cura della comunità alle istituzioni: ciascuno è chiamato a interrogarsi sul proprio contributo e sulla capacità di farsi vicino agli altri.
L’arcivescovo ha ricordato come Benedetto Pareto abbia dedicato la propria vita al Santuario, riconoscendo in quel servizio il compito affidatogli. Da qui il ringraziamento a quanti, ancora oggi, accolgono i pellegrini e custodiscono un luogo che per Genova non rappresenta soltanto una meta religiosa, ma anche un punto di riferimento spirituale e identitario.
La parte conclusiva dell’omelia è stata affidata a una preghiera alla Madonna della Guardia, invocata perché custodisca le famiglie e protegga Genova. Un pensiero particolare è stato rivolto alle persone che soffrono, a chi lavora e a chi è in cerca di un’occupazione.
La preghiera ha abbracciato anche i giovani, chiamati a trovare una direzione in una società incerta, e gli anziani, depositari di memoria ma spesso esposti alla solitudine. L’ultima richiesta è stata quella di rendere la comunità più attenta e solidale, capace di vedere chi è in difficoltà, avvicinarsi senza paura e trasformare la vicinanza in servizio.
È questo il filo che unisce l’intera omelia: abbandonare la logica della competizione permanente, vincere la diffidenza e tornare a costruire insieme. Dal monte Figogna, l’arcivescovo ha affidato alla città un messaggio che supera i confini della celebrazione religiosa e parla direttamente alla convivenza civile: senza fiducia, stima e rispetto non esiste comunità; senza il bene comune, nessuna vittoria individuale può considerarsi davvero tale.
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